19) Schopenhauer. Sulle idee.
Per A. Schopenhauer le idee sono l'oggettivazione della volont,
la quale a sua volta costituisce la cosa in s, l'in s del mondo.
A. Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione, I, 31 e
I, 32 (vedi manuale pagina 135).

 Debbo fare, innanzitutto, una considerazione assai essenziale.
Spero di essere riuscito, nelle pagine precedenti, a far sorgere
la persuasione che la cosa in s della filosofia kantiana, la
quale vi si presenta come una dottrina di grande importanza, ma
oscura e paradossale, specialmente per il modo di presentazione di
Kant, che vi giunge mediante un passaggio dall'effetto alla causa,
che viene considerato la pietra d'inciampo, anzi il punto debole
della sua filosofia; la persuasione, dico, che la cosa in s,
quando vi si pervenga per quella via affatto diversa che abbiamo
seguita, altro non sia se non la volont, nel senso pi vasto e
preciso, come abbiamo dianzi fatto, di questo concetto. Spero poi
che, dopo quanto ho detto, non vi saranno ostacoli nel riconoscere
nei gradi determinati dell'oggettivazione di quella volont, che
costituisce l'in-s del mondo, quelle che Platone chiamava le idee
eterne, ossia le forze immutabili (eide), le quali, riconosciute
insieme come il pi importante e il pi oscuro e paradossale dogma
della sua dottrina, furono per secoli oggetto di meditazione, di
contesa, di scherno e di venerazione da parte di molti cervelli
diversamente orientati.
 [...].
In conseguenza delle nostre precedenti considerazioni, malgrado
tutto l'intimo accordo fra Kant e Platone e dell'identico scopo da
essi perseguito e della concezione del mondo che li ispir e guid
nella speculazione, non consideriamo tuttavia identiche l'idea e
la cosa in s; piuttosto, per noi, l'idea  soltanto l'immediata e
quindi adeguata oggettit della cosa in s, la quale per  la
volont, volont non ancora oggettivata, non ancora divenuta
rappresentazione. La cosa in s, infatti, deve, proprio secondo
Kant, venire sciolta da tutte le forme inerenti alla conoscenza in
quanto tale: e fu soltanto per un errore (come mostreremo
nell'appendice) che Kant non inser tra queste forme, prima fra
tutte, l'essere-oggetto-per-un-soggetto; questa , infatti, la
prima e pi universale forma di ogni fenomeno, cio di ogni
rappresentazione. Egli avrebbe dovuto, cio, negare espressamente
alla sua cosa in s la qualit di essere oggetto; e si sarebbe
cos salvato da quella grande inconseguenza, che fu subito notata.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciannovesimo, pagine 644-647.
